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I social network al servizio dell’etica aziendale (e viceversa)

I social network al servizio dell’etica aziendale (e viceversa)

Lo scorso 27 ottobre si è svolta a Milano la decima Conferenza Internazionale della Comunicazione Sociale, intitolata “Riconoscere gli stereotipi per valorizzare le differenze“. Nel corso di questo appuntamento, il vicedirettore del Corriere della Sera, Giangiacomo Schiavi, ha commentato: “Oggi la pubblicità funziona soltanto se insieme al marchio esprime anche un valore. La stagione roboante in cui trionfava la grandiosità del messaggio è ormai finita. Quel che rende più attraenti e incisive le campagne di comunicazione è proprio l’espressione di attività che esprimono la responsabilità sociale d’impresa. È questa la vera differenza. Questo è ciò che conta”.

social network

 

 

Tale affermazione ci fa capire quanto sia importante il tema etico in un’epoca in cui le aziende sono, sempre di più, “a porte e finestre aperte”. Ogni impresa comunica se stessa attraverso il web e i canali social, cercando di trasmettere valori quali trasparenza e correttezza nei confronti dei propri clienti e della società in genere (oltre che dell’ambiente). Non è un caso che a Pubblicità Progresso, organizzatore della Conferenza, abbia aderito, in qualità di socio, anche Facebook. La reciprocità dell’approccio al nuovo modello di comunicazione argomentato da Schiavi è dunque evidente: da un lato, sono le aziende a servirsi dei social network per dare visibilità alle proprie policy di responsabilità sociale; dall’altro, i social network, almeno quando hanno un volto e un nome (Mark Zuckerberg), non possono esimersi dal dimostrare il proprio coinvolgimento in tematiche etico-morali che attraverso di loro le aziende portano avanti.

Politica? Strategia d’impresa? Nuova tendenza della comunicazione per cercare di vendere un’immagine che, alla vecchia maniera e complice la crisi, non si vende più?

In fondo poco importa se questa logica è messa in atto solo per rispondere alle esigenze di un mercato in continua evoluzione e difficilmente prevedibile, oppure se effettivamente si sottomette a un imperativo morale. Quello che, almeno in questa sede, interessa è constatare che buona parte delle aziende italiane usano il proprio sito web o i social network per comunicare e che la Rete rappresenta il canale preferenziale per reperire informazioni. Il VI Rapporto Nazionale sull’impegno sociale delle imprese in Italia mostra che il 38% delle aziende pubblica i contenuti di settore direttamente nell’homepage del sito ufficiale: due anni fa, in occasione, del precedente rapporto, ricorreva al sito aziendale il 30% del campione intervistato. “La responsabilità sociale è dunque un aspetto sempre più rilevante e identitario per la Corporate Reputation”, si legge in una nota. “La comunicazione della Corporate Social Responsibility è in crescita anche su Facebook, utilizzato dal 18% delle imprese interpellate (due anni fa vi ricorreva il 13%), mentre compaiono nuovi canali, come Twitter, cui ricorre per informare del proprio impegno sociale il 13% delle aziende italiane, o anche altri social network e blog creati appositamente, che un altro 8% dichiara di sperimentare. Ad appoggiarsi all’ufficio stampa tradizionale per diffondere notizie in merito alle proprie attività di responsabilità sociale d’impresa è il 25% delle aziende”.

 

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