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Social eating: il caso Gnammo

Social eating: il caso Gnammo

Sempre più spesso si sente parlare di social eating, una tendenza esplosa in Italia da poco, ma già molto famosa soprattutto presso i paesi anglofoni. Il social eating è nato alcuni anni fa in Gran Bretagna, riprendendo l’idea più antica dei secret restaurant, ma aggiungendo quel tocco social che ha fatto esplodere il fenomeno. Come funziona il social eating? Uno chef dilettante ospita a casa propria un gruppo di persone che lui non conosce, e che non si conoscono fra loro, e offre loro la cena facendosi pagare gli ingredienti ed una piccola somma extra. L’idea offre diversi spunti di riflessione molto interessanti. Innanzitutto le possibilità di risparmio, rispetto ai ristoranti, sono davvero ampie: raramente una cena all inclusive va oltre i 10 euro a persona. Inoltre le persone hanno la possibilità di pranzare o cenare in un appartamento più intimo, cogliendo l’opportunità per conoscere nuova gente e socializzare. In questo senso, Gnammo ha rappresentato in Italia una ventata di novità.

Che cos’è Gnammo

Gnammo è stata la prima piattaforma di social eating a sbarcare nel nostro Paese, e a dare una dimensione social ad un fenomeno che ha trovato una schiera di appassionati davvero folta. La start up è stata fondata nel 2011 da Gianluca Ranno, Walter Dabbicco e Christian Rigon: 3 ragazzi torinesi che, in poco tempo, si sono visti offrire da grosse aziende cifre importanti. Basti pensare che, durante la trasmissione Tv Shark Tank, i fondatori sono arrivati a rifiutare 300.000 euro per il 30% di Gnammo: la quotazione della piattaforma, infatti, supera attualmente i 3 milioni di euro ed è in continua ascesa.

Il successo di Gnammo

Gnammo ha avuto un successo enorme in Italia, per svariate ragioni: innanzitutto è arrivata prima dei concorrenti, ed ha potuto sfruttare almeno inizialmente un mercato in cui era l’unica ad offrire un servizio di social eating. Inoltre, la piattaforma web è progettata con semplicità e consente facilmente di iscriversi e trovare, in qualsiasi città italiana, un ‘cook’ disposto ad organizzare un pranzo od una cena. Sul sito è possibile consultare i menu e diventare ‘gnammers’, ovvero appassionati che non perdono occasione per gustare ottime pietanze e conoscere gente nuova. D’altro canto abbondano anche i cuochi, ed il perché è presto detto: chiunque abbia la passione dei fornelli, può esercitarsi con uno stimolo e senza lavorare in un ristorante e, nel caso sia davvero bravo, il passaparola degli gnammers farà il resto.

Il social eating è un’idea che funziona perché, come tutte le migliori intuizioni, non spinge sul lato prettamente economico ma fa leva su una grande passione: quella culinaria, condivisa sia dai cuochi dilettanti che da chi ama semplicemente sedersi a tavola per gustare cene preparate con sentimento e bravura. Da non sottovalutare, poi, l’aspetto sociale di Gnammo: la pratica del social eating permette alle persone di conoscere nuovi amici, che condividono la passione del cibo e che potrebbero diventare, alle volte, più di semplici gnammers con cui pranzare o cenare. Infine, è bene sottolineare che anche gli gnammers, presi da questa passione, possono decidere di provare l’esperienza da cook, e scoprire magari di essere portati anche in cucina.

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