Rebranding: i casi di Google, Enel e Tim

Rebranding: i casi di Google, Enel e Tim

Viviamo in una società che sta affrontando una rapida evoluzione tecnologica: un fattore che spinge le aziende a dotarsi di una veste specifica per essere competitive sui nuovi canali di comunicazione, e per poter catturare l’attenzione degli utenti di nuova generazione, nel tentativo di trasformarli in potenziali clienti. Si tratta di un’operazione complessa, in quanto implica strategie di marketing volte al riposizionamento del brand e, dunque, alla riprogettazione della propria mission. In questo senso, il rebranding rappresenta l’insieme di strategie che le aziende adottano per attualizzare la propria veste identitaria.

L’importanza del rebranding

Ogni azienda che si rispetti, che voglia espandersi sul proprio mercato di riferimento, o semplicemente mantenerne il controllo, sa quanto sia importante aggiornarsi per stare al passo coi tempi. In questo senso, il rebranding diventa un’operazione fondamentale per rinfrescare la propria immagine, e per raggiungere una generazione di utenti molto diversa dalle precedenti. Non si tratta semplicemente di modificare il logo, o di dotarsi di tutti gli strumenti per invadere i nuovi media: il rebranding è in realtà un cambiamento ben più profondo, che ha al centro del suo essere l’utente finale e la sua percezione del brand. In altre parole, rebranding significa andare incontro alle richieste dei consumatori e anticiparle.

Il rebranding di Google

Google è senza dubbio l’azienda principe nel rebranding: essendo la chiave di accesso al mondo di Internet per il 91% degli utenti, deve sempre essere all’avanguardia e anticipare le tendenze. Il suo rebranding è partito proprio dal logo, divenuto più geometrico e moderno. Alcuni hanno accusato il colosso di Mountain View di essere diventato eccessivamente freddo e impersonale: in realtà, è l’esatto opposto. Il logo, infatti, rappresenta solo la punta di un Iceberg che prende il nome di material design: Google sta spingendo sempre di più verso un cambiamento non solo del suo brand, ma dell’intero mondo di Internet, attraverso un nuovo stile fatto di forme geometriche e di linee che danno la sensazione all’utente di spostare fisicamente un oggetto quando naviga un sito. È il primo passo verso una realtà virtuale in cui, non a caso, Google sta investendo miliardi.

Il rebranding di TIM

Se c’è un’azienda italiana che si dimostra costantemente in linea con i cambiamenti sociali e con i bisogni degli utenti, quella è senza dubbio la TIM. Dal 2016 l’azienda compirà un passo storico, unificando sotto lo stesso marchio i servizi mobile e quelli di rete fissa, precedentemente offerti dalla firma Telecom Italia. L’obiettivo, stando alle stesse dichiarazioni dell’azienda, è andare incontro alle necessità dei clienti, adeguandosi alla rivoluzione digitale degli Smartphone. In altre parole, l’espressione più pura del rebranding.

Il rebranding di Enel

Anche la Enel ha deciso di dare una svolta alla propria immagine aziendale: dopo 18 anni, il famoso logo di Noorda ha lasciato il testimone ad un luogo nuovo, dinamico ed innovativo. Energia e movimento diventano gli elementi che Enel vuole offrire ad un mondo sempre più digitale e orientato verso le reti: un grande esempio di rebranding, volto a sfruttare l’aumento della domanda di energia, ponendo Enel al di sopra dei concorrenti e promettendo alle aziende un servizio moderno ma, al tempo stesso, con una forte tradizione alle spalle.

Rebranding: i casi di Google, Enel e Tim ultima modifica: 2016-02-03T13:29:03+00:00 da andrea salis
2018-07-17T08:47:00+00:00

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