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Mobilità, sharing post lockdown: come cambieranno le cose

Mobilità, sharing post lockdown_ come cambieranno le cose

Mobilità, sharing post lockdown: come cambieranno le cose

Photo Credit: VDB Photos / Shutterstock.com

 

La ripartenza dopo il lockdown ha cambiato molte cose, anche nel settore mobilità.
I mezzi di trasporto devono adeguarsi alle normative sul distanziamento sociale e sulla limitazione dei contatti interpersonali. Questo cambiamento investe non solo il settore auto, ma anche il bike sharing e i monopattini in sharing. Nella fase di chiusura la diminuzione della circolazione di auto e bus ha portato alla riduzione dell’inquinamento atmosferico, la sfida nel post lockdown è quella di continuare a mantenere questi livelli così bassi.
Per non tornare alle situazioni di traffico e inquinamento bisogna incentivare e favorire una mobilità sostenibile.

 

Mezzi in sharing più sicuri degli autobus

 

Dopo il lockdown l’auto di proprietà è sicuramente tornata a essere protagonista: è il mezzo maggiormente scelto dagli italiani per gli spostamenti; ma nel mese di maggio, secondo lo studio dell’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility nelle principali città d’Italia, anche l’utilizzo di bike e monopattini è tornato ai livelli pre-Covid.
Il motivo è principalmente la necessità di distanziamento che ha visto diminuire la capacità di trasporto degli bus pubblici e al contempo un aumento dell’offerta di mobilità condivisa vista come un modo per muoversi in sicurezza.
Secondo l’indagine dell’Osservatorio, effettuata su un campione di 12.688 cittadini di Roma, Milano, Bologna, Torino, Palermo e Cagliari si evince che più del 70% dei soggetti preferisce muoversi in scooter sharing e bike sharing per il ritorno al lavoro, percependo questi mezzi più sicuri rispetto ai bus.
Gli italiani, quindi, ritengono i servizi di sharing mobility più sicuri dei trasporti pubblici oltre a un importante mezzo per limitare traffico e congestione nelle grandi città.

 

I numeri della sharing mobility

 

Il campione intervistato, su una scala di valori da 1 a 5 per la sicurezza, preferisce il bike sharing al 69% e lo scooter sharing al 66%, all’ultimo posto si colloca il trasporto pubblico.
Quindi i mezzi di trasporto in condivisione non sono ritenuti pericolosi e vengono prediletti i mezzi leggeri.
Dopo il Covid il modo di vivere è sicuramente cambiato, si è più attenti alla tutela dell’ambiente, alla qualità dell’aria, inoltre le misure di distanziamento ci obbligano a prediligere forme di trasposto più sostenibili; proprio per questo il Decreto Rilancio ha previsto dei contributi per sostenere la mobilità green e per l’acquisto di monopattini e biciclette.
L’obiettivo è proprio quello di diminuire l’uso dell’automobile attraverso l’alternativa dei servizi di sharing.
Il Covid-19 ha ridisegnato il contesto socioeconomico impattando anche sul settore auto che vede un calo delle immatricolazioni, rispetto al 2019, di quasi il 40%.
La mobilità cambia, aumenta la necessità di una nuova mobilità. A Torino si è registrato un aumento del 335% del traffico ciclabile.
Ma la necessità non è solo per i grandi centri, infatti la nuova mobilità deve rispondere anche alle necessità di chi vive in comuni più piccoli secondo le norme di sicurezza e distanziamento sociale con interventi legislativi che regolarizzino queste nuove forme di mobilità e le infrastrutture.

 

La sharing mobility alleato del trasporto pubblico

 

La mobilità condivisa si sta rivelando un ottimo alleato del trasporto pubblico, crescono le soluzioni alternative e sostenibili a bus e tram: bicicletta, scooter, monopattini, pedonalità sono l’emblema di una piccola rivoluzione silenziosa e salutare che sta investendo le città italiane.

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