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Le fantaparole nell’era digital

Le fantaparole nell’era digital

Photo credit @ CaseyMartin / Shutterstock.com

Il libro del 1996 di Massimo Baldini, “Il linguaggio della pubblicità. Le fantaparole”, descrive il linguaggio della pubblicità come un “fanta-linguaggio” o una lingua “ludica” poiché il pubblicitario gioca con le parole così come i fanciulli giocano con il corpo della madre. Chissà cosa penserebbe questo grande filosofo, scomparso nel 2008, che con i suoi scritti si legava alle teorie di Tullio De Mauro, del linguaggio pubblicitario di oggi. “Oggi” inteso come il momento in cui si scrive sui social network, sui blog, sui forum.

 

 

fantaparole

Un mondo in cui gli spot recitati non sono più quelli in cui si cercava di far ricordare il prodotto e connotarlo in senso strettamente commerciale, ma sono messaggi che si fanno strada nell’io esteriorizzato di un pubblico che si vuole il più possibile omogeneo nei bisogni e soprattutto nei valori. Oggi, il linguaggio principalmente si scrive sul web; oggi il linguaggio si costruisce, si architetta per keywords nell’ottica SEO, per ottenere maggiore visibilità. Oggi il linguaggio pubblicitario, nella sua essenza digitale, si piega a logiche completamente differenti rispetto ai criteri di creazione e ideazione dell’era d’oro della pubblicità classica. Il linguaggio del web ha sperimentato la sottomissione alle dinamiche della programmazione in senso stretto e alle logiche dei motori di ricerca. Impoverimento? Certamente trasformazione verso un’iperspecializzazione dei pubblicitari che scrivono sul web e operano nel settore del digital marketing: non s’inventano più fantaparole, non si gioca più con il linguaggio, ma si concretizzano logiche di ottimizzazione relative alla struttura di un sito, degli url, dell’accessibilità delle informazioni, degli approfondimenti link, ecc. È un addio alle fantaparole degli anni Settanta, Ottanta, Novanta, e una consacrazione delle parole chiave di un metalinguaggio più simile a metadati che alla comunicazione volta a suscitare impressioni ed evocare realtà di stampo “aspirazionale”.

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