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Disruptive marketing: cos’è e come può aiutare la tua strategia

Disruptive marketing- cos'è e come può aiutare la tua strategia

Disruptive marketing: cos’è e come può aiutare la tua strategia

Il consumatore medio odierno preferisce instaurare una relazione con i brand che hanno adottato nuovi criteri di comunicazione che vanno oltre le aspettative e che superano i confini delle canoniche modalità espressive. Un luogo in cui sono proprio gli utenti stessi a creare i contenuti migliori per i brand, imponendo nuovi standard e privilegiando i marchi che si spingono oltre i limiti. In questo nuovo contesto, il marketing di taglio tradizionale cede il passo al disrupting marketing, modello che mira a rompere lo status quo. 

Le radici del Disruptive Marketing

 

La parola inglese disruptive sta a significare proprio caos, sconvolgimento, disordine e rottura: perciò una disruption nel mondo del business, rappresenta il momento in cui una nuova tecnologia irrompe sul mercato e stravolge di conseguenza le regole del gioco. Il termine “dirompente” è spesso una parola d’ordine in molti settori e ruota attorno al concetto di dare alle persone esattamente quello che vogliono semplicemente capovolgendo le cose. Nonostante possa sembrare un concetto nuovo, prima che il disruptive marketing iniziasse a prendere forma, la rivoluzione iniziò altrove, proprio grazie all’innovazione. Disruptive innovation è un termine coniato da Clayton Christensen, professore di Harvard, nel 1997, che stava a designare tutte quelle innovazioni capaci di rivoluzionare modelli di business preesistenti, ridefinendo l’arena competitiva e stravolgendo il modo in cui i consumatori sono abituati a utilizzare determinati prodotti e servizi. 

 

La disruption di Ford e quelle degli ultimi anni

 

Le disruption, quindi, esistono da sempre, alcune sono state più leggere, altre, invece, epocali e hanno cambiato completamente il nostro modo di vivere. Pensiamo ad esempio ad Henry Ford che con la disruption ha stravolto le nostre abitudini, anche se la sua strada è stata tutt’altro che in discesa: in cerca di finanziamenti per produrre la sua automobile si sentiva dire solo “Sig. Ford non finanzieremo mai la sua invenzione perché questa non sostituirà mai il cavallo” e il resto è storia. Altri esempi di innovazione dirompente sono la radio a transistor, che ha superato quella analogica, il telefono che ha preso il posto del telegrafo e i cellulari che hanno rimpiazzato i telefoni con linea fissa. Si può dire quindi che l’innovazione dirompente è ovunque, da sempre. In più, la tecnologia che avanza a ritmi accelerati ci ha resi testimoni di alcune grandi innovazioni avvenute negli ultimi anni. Pensiamo ad esempio ad aziende come Spotify, Netflix o Wikipedia, imprese che hanno rivoluzionato il funzionamento di un mercato e cambiato, rispettivamente, il modo in cui ascoltiamo la musica, guardiamo i film e facciamo ricerche. Secondo voci autorevoli come, il già citato Christensen e Bower innovazioni di questo tipo sono dei processi in base ai quali aziende di medie-piccole dimensioni, con risorse ridotte, sono in grado di sfidare con successo grandi imprese strutturate con una presenza sul mercato consolidata, in quanto riescono ad anticipare i bisogni dei consumatori creando una domanda che prima era inesistente. 

 

Che cos’è il Disruptive Marketing

 

Il Disruptive Marketing, o Marketing dirompente, significa quindi capovolgere tutte le regole del marketing tradizionale, cambiando la percezione non solo dell’azienda ma del settore nella sua interezza. È un approccio, un modo di pensare e di osare, un sinonimo di credenza nelle intuizioni, per oltrepassare il limite, uscire dagli schemi e allontanarsi dalla propria zona di comfort. Incoraggia le aziende a ripensare l’intero brand e non solo le campagne di comunicazione. Questo implica che l’impresa sia disposta a modificare il proprio business plan, prodotto o servizio e il messaggio da comunicare ai consumatori. Quindi il Disruptive Marketing è più di una strategia o filosofia di vendita: si basa su un approccio proattivo dell’azienda che, grazie al grande cambiamento tecnologico in atto, è in grado di guardare al marketing in maniera totalmente differente. Geoffrey Colon spiega che oramai viviamo in un mondo in cui l’engagement vince sulla vendita vera e propria: i consumatori vogliono essere parte della conversazione, vogliono l’accesso, vogliono interagire con i marchi che stabiliscono nuovi standard e il marketing dirompente dà loro questo accesso, collegando i consumatori ai brand a un livello più umano. Questa strategia attira l’attenzione dell’audience proprio per la sua diversità e per l’intento di assumere dei rischi, abbracciando concetti che sono fuori dal comune e quindi stimolano un certo stato di “shock”, fattore che costringe gli utenti a “fermarsi a guardare”. Il Disruptive Marketing quindi funziona e sono diversi gli aspetti che lo rendono una strategia solida:

  • Ingaggio, poiché il disruptive marketing utilizza le logiche dello storytelling per creare emozione e coinvolgimento del cliente. 
  • Accessibilità, il marketing dirompente non dev’essere necessariamente costoso per risultare efficace ma, invece, deve semplicemente cambiare il modo in cui la gente pensa al prodotto che gli viene proposto.
  • Curiosità, perché, come abbiamo ribadito più volte il disrupting marketing è unico, attrae le persone e le incuriosisce; non a caso, la maggior parte dei consumatori ama le campagne di marketing dirompenti perché permettono di indirizzare il pensiero in direzioni completamente nuove e inedite. 
  • È unico, non è mai duplicato; infatti, secondo alcuni studi, se un’azienda prova a replicare la stessa tattica di un’altra, la prima molto probabilmente sarà ignorata perché i clienti prediligeranno chi per prima ha osato uscire dalla propria zona di comfort.

Tra alcune delle campagne esemplari di Disruptive marketing vi è, ad esempio, Dove con la pubblicità “Real Beauty” che ha scosso la retorica tradizionale dei brand di bellezza basata sulla magrezza e perfezione; il focus è stato diretto sul concetto di bellezza autentico che sta nella diversità di ogni donna, per celebrare la varietà nel fisico e ispirare le donne ad avere la giusta autostima per sentirsi a proprio agio nella loro pelle.

 

Come costruire una campagna di Disruptive Marketing

 

Prima di partire con una strategia di marketing dirompente bisogna acquisire una conoscenza approfondita del settore nel quale si vuole creare “confusione”. È importante pensare ai punti deboli del mercato di riferimento per iniziare a pensare qualcosa di nuovo che possa soddisfare un’esigenza ancora nascosta. Ma lo studio del settore non basta: bisogna conoscere i propri clienti, le loro esigenza e aspettative. Per questo è importante dirottare l’analisi sul nostro target per capire di cosa hanno bisogno i consumatori, come trascorrono il proprio tempo, cosa si aspettano dalle aziende e cosa invece li sorprenderebbe. Quando ormai conosciamo il nostro pubblico, arriva il momento di creare qualcosa di straordinario e inaspettato: è tempo, quindi, per i team di marketing e design di prodotto/servizio di creare una strategia dirompente, potente e anche disorientante che venga veicolata attraverso i media più efficaci. Se il brand seguirà questi step, il successo sarà assicurato ma bisogna continuamente e instancabilmente raccogliere, studiare e interpretare i dati per verificare l’efficacia della strategia e aggiustare il tiro se necessario.

 

In conclusione, oggi viviamo in un mondo dinamico: tecnologia, prodotti e servizi cambiano e si evolvono a ritmi accelerati. Come conseguenza, i consumatori da un lato hanno l’imbarazzo della scelta ma dall’altro sono esausti a causa del sovraccarico di informazioni che affrontano ogni giorno. Distinguersi è una delle sfide principali per i team di marketing e il Disruptive Marketing è la chiave per farsi notare dalla propria target audience e competere nel mercato globale in modo più efficace. 

 

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