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Marketing: il consumatore consapevole

il consumatore consapevole

Marketing: il consumatore consapevole

L’odierno consumatore non è più incapace di valutare caratteristiche come tecnologia, cultura, estetica e innovazione. Per questo oggi si parla di consumatore consapevole, vale a dire un soggetto attivo all’interno del paradigma produzione-consumo, che diventa quindi scaltro, informato ed esigente, più attento a salvaguardare l’economia locale e più sensibile all’impatto ambientale delle aziende che sceglie per soddisfare i propri bisogni e desideri. 

Cosa vuol dire consumo consapevole? 

 

Siamo ormai in un periodo che ha visto crescere e affermarsi in maniera definitiva il “consumatore consapevole” vale a dire il customer che acquista prodotti e servizi basandosi su valori sociali, ambientali e politici. Il prezzo, quindi, perde importanza e diventa uno tra i tanti fattori d’acquisto ma sicuramente non il primario. In particolare, si è notato che per i retailer e i brand è fondamentale pensare a come connettersi emotivamente con questo nuovo tipo di cliente. Il mutamento di tale scenario è dovuto soprattutto all’evoluzione culturale in atto nella società che sta spingendo i consumatori a scelte più mature ed etiche: molta più attenzione è rivolta a pratiche commerciali eco-sostenibili e socialmente responsabili, in assenza delle quali i potenziali consumatori sono disposti a rinunciare a quel determinato brand al posto di altri che rispettano i suddetti standard. 

Il consumo consapevole è, più che un modo di fare shopping, uno stile di vita che comprende tutte le attività che svolgiamo nell’arco della giornata: dall’attenzione a ridurre il consumo di energia e gli sprechi, all’utilizzare i mezzi pubblici per ridurre l’impatto ambientale. Quindi la consapevolezza dei consumi si aggancia perfettamente al tema della “sostenibilità”, declinata in termini di mobilità, energia, alimentazione e molto altro. 

 

Il Marketing Etico 

 

Come ogni sistema di produzione, anche la macchina del marketing ha dovuto fare i conti con l’esposizione mediatica dei propri metodi di lavoro. Non a caso, la maggior parte delle aziende, coscienti del cambiamento in atto, sta spendendo cifre esorbitanti per apparire “green” agli occhi dei consumatori ormai sensibili ai problemi ambientali. Basti pensare che la maggior parte dei consumer è disposta a effettuare una spesa maggiore quando si imbatte in confezioni classificate come “naturali”, “organiche”, “eco-friendly”, “green” e “bio”. Quindi millantare che il proprio prodotto sia il migliore, il più conveniente o il più efficiente non basta più ma bisogna che lo sia davvero. È così che nasce il Marketing Etico, che non ha più l’obiettivo di persuadere il pubblico in maniera esasperata e ingannevole, ma si prefigge invece di comunicare con una modalità chiara, onesta e limpida le caratteristiche di un prodotto o servizio. 

 

Green Marketing Vs Greenwashing

 

Il Green Marketing può essere definito come una via per essere più competitivi sul mercato favorendo allo stesso tempo un consumo consapevole che stimoli dunque pratiche commerciali più sensibili al contesto ambientale e sociale. Come abbiamo detto più volte, i consumatori si aspettano ormai che le aziende dimostrino un impegno concreto nello svolgimento delle proprie attività, rispettando criteri ambientali, sociali e di governance. Per dare prove tangibili, sono molte le aziende che rendono noti documenti, report e dati circa l’impatto della loro produzione, in cui informano e monitorano i progressi verso gli obiettivi prefissati, come ad esempio la riduzione di emissioni di carbonio, il sostegno alle comunità locali, l’uso di materiali riciclabili e così via. Il Greenwashing, invece, è una strategia di comunicazione aziendale che consiste nel diffondere argomenti ecologici al fine di delineare un’immagine responsabile e impegnata nella tutela dell’ambiente agli occhi del proprio pubblico che si verifica quando la realtà dei fatti non corrisponde al contenuto dei messaggi condivisi. Vi è quindi la volontà da parte di un ente di far arrivare un messaggio distorto per incrementare le vendite. Il classico esempio è rappresentato dai brand che utilizzano in maniera smodata e improprio l’uso di parole come “eco-friendly” per pubblicizzare prodotti che in realtà non apportano alcun beneficio all’ecosistema. Il punto è quindi arrivare ad accorgersi dell’inganno, per cui bisogna fare particolare attenzione alle false affermazioni, o ad accostamenti di parole improbabili come “plastica ed eco-friendly” e infine a loghi e colori che sfruttano il colore verde per apparire “green” ma che in realtà non rappresentano l’azienda.  

In conclusione, le vecchie tecniche persuasive del marketing tradizionale non funzionano più e nell’era in cui la comunicazione preferisce una pubblicità più sobria, limpida e senza eccessi. Così come il consumo, anche il marketing deve diventare sempre di più “consapevole”.

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