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Comunicazione

Come nasce un naming

Il naming è una delle operazioni principali per la maggior parte delle aziende dei vari settori economici: ecco dunque tutto ciò che bisogna sapere per portare al successo la propria attività imprenditoriale.

Naming, molto più di un semplice ‘nome’

Nella scelta del nome della propria azienda è importante tener conto di alcune utili indicazioni che porteranno ad ottimi risultati. Infatti questo è un passaggio fondamentale e basilare per il successo della stessa: bisogna sempre puntare a qualcosa che si distingua da tutti gli altri.

Marketing emozionale

Oggi è sempre più difficile, per le aziende, pubblicizzare il proprio brand senza trovare dei canali alternativi, che siano più vicini al cliente e che lo coinvolgano intimamente. La regola d’oro, da qualche anno a questa parte, è puntare decisi sulle emozioni, su un marketing che non si limiti alla fredda pubblicità di un prodotto o di un servizio, ma che stimoli nell’utente una risposta profonda e sentita. In poche parole: marketing emozionale.

Il valore aggiunto della comunicazione interna nell’era digital

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Anche nell’era digital, la comunicazione all’interno di un’azienda deve essere concepita come elemento imprescindibile dell’organizzazione strutturale. Senza un’adeguata comunicazione fra le parti, l’intero sistema organizzativo andrebbe incontro a disfunzionalità, come, ad esempio: difficoltà negli scambi di notizie, rallentamento dei flussi informativi, indebolimento dell’identità stessa dell’azienda e mancanza di un’identificazione corretta del dipendente nei valori aziendali.

Il paradigma “many-to-many”

Photo credit @nevodka / Shutterstock.com

“Many-to-many” è un’espressione che descrive un paradigma di comunicazione e un nuovo formato dei media, ed è il terzo dei tre maggiori paradigmi informatici su Internet:

1)    La prime applicazioni Internet, come l’e-mail o l’FTP o il Telnet, sono classificate “one-to-one”, in quanto prevalentemente forme di comunicazione tra un individuo e un altro (o un computer e un altro).

2)    Con l’avvento del World Wide Web, le informazioni pubblicate da una singola persona, ad esempio su una pagina web, sono diventate accessibili a molte altre persone; di qui, il secondo paradigma, classificato come “one-to-many”.

3)    Con l’arrivo dei più recenti strumenti web, come il file sharing, i blog, i forum, le chat, i Wiki, i tagging, si è sviluppato un nuovo sistema di applicazione Internet che permette alle persone di contribuire contemporaneamente alla creazione delle informazioni e alla loro ricezione. Inoltre, tale approccio consente alle informazioni stesse di essere collegate in maniera complessa, condivisa e interconnessa tra le diverse parti del WWW.
Questo tipo di applicazione Internet mostra la nascita del nuovo paradigma “many-to-many”.

Le fantaparole nell’era digital

Photo credit @ CaseyMartin / Shutterstock.com

Il libro del 1996 di Massimo Baldini, “Il linguaggio della pubblicità. Le fantaparole”, descrive il linguaggio della pubblicità come un “fanta-linguaggio” o una lingua “ludica” poiché il pubblicitario gioca con le parole così come i fanciulli giocano con il corpo della madre. Chissà cosa penserebbe questo grande filosofo, scomparso nel 2008, che con i suoi scritti si legava alle teorie di Tullio De Mauro, del linguaggio pubblicitario di oggi. “Oggi” inteso come il momento in cui si scrive sui social network, sui blog, sui forum.

Il “role taking” nella comunicazione

Quando affrontiamo un progetto di comunicazione, non possiamo esimerci dal valutare il contesto di riferimento relativo sia alla tipologia di cliente, e al “sistema valoriale” di cui è portatore, sia alla realtà socio-culturale in cui il messaggio verrà trasferito e, quindi, filtrato.

Se non pensiamo alla comunicazione solo come un mero veicolo per erogare informazioni, potremmo ritrovarci nella più stimolante esperienza della traduzione in forma creativa del pensiero dell’altro, della sua personalità, dei suoi più spiccati tratti caratteriali e di quello che intende mostrare alla società cui fa riferimento.

Dal Web 3.0 al Social Business…

… il passo è breve. O almeno così è auspicato da Philip Kotler che nel 2010 aveva pubblicato “Marketing 3.0: From Products to Customers to the Human Spirit”, in cui al concetto di Web 3.0 è associato quello di Marketing 3.0. Successivamente, Kotler, con il suo ultimosocial-business-1 lavoro “Good Works!: Marketing and Corporate Initiatives that Build a Better World… and the Bottom Line”, indica le linee guida per realizzare dei modelli di Social Business e propone la concreta finalità di “costruire un mondo migliore”.

“Through the line”. Qual è il significato reale?

Tutti sanno (o almeno gli “addetti ai lavori”) che cosa si intende, nell’ambito della comunicazione, con le espressioni “below the line” e “above the line”: “al di sotto della linea” è l’espressione che indica le promozioni mirate su determinati individui e sulle loro esigenze personali, mentre “al di sopra della linea” indica la pubblicità classica, cioè le forme di promozione costruite per un pubblico di massa. Oggi, tuttavia, questa separazione lessicale e contenutistica è stata soppiantata da una nuova espressione che raccorda le due precedenti: “through the line” (lungo la linea), definizione che assume due significati principali.

Quando uno spot cambia la storia

Nel 1988 in Cile si votò il referendum che pose fine al regime di Pinochet dopo oltre quindici anni di dittatura. La vittoria del “No”, con il risultato storico del 55,99% contro il 44,01%  del “Sì”, si ottenne soprattutto grazie alla campagna del pubblicitario Eugenio García, Chile l’alegria ya viene (Cile, l’allegria che viene), uno spot che non rievocò le barbarie del regime, come torture e sparizioni di detenuti (i “desaparecidos”), ma che piuttosto lanciò un messaggio fondato sulla felicità che l’oppresso popolo cileno avrebbe trovato solo votando “No”, rifiutando Pinochet.